è quasi l'alba ormai. dove sei? cammino e cerco il coraggio di star solo e non pensare a te. mentre lontano il sole, piano piano, va giù
parlo di me, è l'alba di molte cose. l'alba dei trentanni, l'alba del mondo del lavoro, quello vero. quello al quale pensavi quand'eri piccolo, quello per il quale hai litigato coi tuoi, per il quale sei come sei. lavoro in senso ampio, alba in senso pieno. l'alba della vità che vorrei (ma che forse, mai come adesso, dubito che avrò). l'alba dei morti viventi (questa era prevedibile). reach up for the sunrise and (break) through the barricades, che avrebbe fatto felici molte migliaia di fans.
per dirla con Carmen, l'umore di un sogno col tempo si dimentica. per restare agli spasmi di (o degli) Spandau, we made our love on wasteland.
niente Mellon Collie, niente finale agrodolce. dopotutto siamo ancora nell'era del divenire, i trenta saranno tra 12 mesi esatti, per dirne una. e tra 12 mesi vedrò di farmi trovare pronto. per adesso sono pronto solo ad abbracciare l'alba. e poi, alla somma di tutto, domattina il sole sorge anche per me, soprattutto per me. non solo per me. l'importante è che, domattina, il sole sorga.
nb
l'alba come la fine di un sogno. il sogno del viaggio con me stesso. il sogno del sereno ma soprattutto variabile. il sogno del soprattutto variabile, ora e sempre. sempre poco prima
venerdì 10 dicembre 2010
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